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L'IMPEGNO PER L'AMBIENTE

parlano Giovanni e Ferdinando Sannino: “Da sessant’anni al servizio della clientela”



Mezzo secolo di storia e non sentirlo. L’avventura imprenditoriale dei Sannino si intreccia a filo doppio con le vicende e i fatti della Napoli del dopoguerra. Fu il commendator Salvatore Sannino a fondare l’azienda di Barra. Toccò a lui traghettare la ditta dalla fase pionieristica a quella manageriale lasciandola, poi, nelle mani dei figli Ferdinando e Giovanni. Oggi la Combas, entrata a pieno titolo nella fase della terza generazione, è una delle realtà modello del sistema imprenditoriale partenopeo. “La nostra azienda - spiegano Ferdinando e Giovanni - spiccatamente familiare, è la continuazione della ditta paterna nata negli anni ’50. Il patrimonio attuale è sinteticamente rappresentato dalla fiducia goduta presso gli attori del comparto dell’imballaggio, costruita con impegno e serietà”.

Insomma, gli sforzi di due generazioni hanno dato i loro frutti…
 

“Se per fiducia intendiamo rispetto e mantenimento di standard attesi dalla clientela e dai fornitori, conformità qualitativa, regolarità dei pagamenti, precisione nelle consegne, allora possiamo ritenere i nostri sforzi ben ripagati, anche se esistono notevoli margini di miglioramento”.
 

Ecco, dove e cosa è possibile ancora migliorare?
 

“La nostra attività è racchiusa nella stessa ragione sociale. Com.ba.s sta, infatti, per Commercio Banda Stagnata, ovvero la materia prima con la quale vengono fabbricate le scatolette. Spesso le problematiche dei nostri clienti, prendiamo ad esempio i conservieri, diventano talmente coinvolgenti che le loro sorti economiche si trasformano, inevitabilmente, anche nelle nostre. Un legame a cascata, questo, che indurrebbe ad un maggior coordinamento delle produzioni, riduzione dei rischi commerciali e mantenimento di adeguati margini di contribuzione”.
 

Innovazione e tecnologia: quale la strada tracciata sul versante della programmazione?
 

“Le direttrici individuate sono due: concentrazione amministrativa e diversificazione di prodotto. La prima per ottenere migliori condizioni bancarie, diminuzione di costi “burocratici”, maggiore propensione alla leva finanziaria. A tal fine è in atto una procedura di fusione per l’incorporazione della Gisafer srl, altra società interamente posseduta dalla Combas srl. La diversificazione, invece, ha lo scopo di armonizzare gli impegni aziendali in comparti con cicli economici meno stressati, o almeno con diverse patologie. Per questo l’azienda opera nella produzione di chiusure per acque minerali con fabbricazione di capsule avite in plastica e, in minor misura, tappi corona destinati al mercato domestico delle conserve fatte in casa”.
 

Come vi state attrezzando per le sfide che ancora vi attendono?
 

“Per il settore della banda stagnata stiamo potenziando il Centro servizi specializzato nel taglio dei rotoli, Tin Free Steel per corpi e coperchi. La capacità produttiva, ripartita su cinque linee di produzione, è capace di fornire oltre 50mila tonnellate per turno di lavoro all’anno. Entro il 2009 si avvierà anche la produzione di preforme per bottiglie di acque minerali che accompagnerà la produzione di chiusure”.
 

Riciclo e raccolta degli imballaggi: come funziona la fase di recupero e smaltimento dei residui della lavorazione?
 

“I residui di banda stagnata e i contenitori vuoti sono stati da sempre oggetto di riciclo grazie alle caratteristiche dell’acciaio di essere impiegato, dopo la fusione, in innumerevoli articoli metallici, ed alla relativa facilità del recupero in virtù delle caratteristiche magnetiche. La nostra adesione al Cna e la presenza nel Consiglio direttivo testimonia la univocabile scelta della forma consortile per adempiere all’obbligo della raccolta dell’immesso al consumo. Pur tuttavia riteniamo importante, dopo un decennio di esperienza, un approccio più tecnologico e meno politico alla raccolta differenziata, allo scopo di contenere i costi della raccolta ed aumentarne l’efficienza”.
 

A cosa vi riferite in particolare?
 

“Ci riferiamo alla possibilità di una divisione a monte del secco dall’umido, senza distinzione del tipo di contenitore, lasciando il compito di tale separazione a moderni impianti industriali. Studi fatti in tal senso dimostrerebbero costi notevolmente inferiori rispetto a quelli determinati dalla raccolta a campana. Il tutto a vantaggio della collettività, senza per questo penalizzare l’occupazione”.
 

Dal produttore al consumatore, esiste una ricetta universale per una produzione eco-sostenibile?
 

“Abbiamo imparato che il produttore non può e non deve limitare la propria responsabilità allo scaffale del distributore, ma deve accollarsi tutti gli oneri successivi legati all’uso del prodotto ed al destino del suo contenitore. Non solo rispetto dell’ambiente, dunque, ma coerenza del principio “chi inquina paga”, ovvero il costo di un prodotto deve contenere anche i costi ambientali rilevabili attraverso il Cac (contributo ambientale Conai) che il riempitore paga per consentire il recupero del contenitore. E’ un sistema virtuoso perché non solo consente la creazione di risorse di scopo, ma penalizza quelle produzioni inquinanti a vantaggio di quelle ecologiche: inquinare costerà di più ed orienterà i consumatori su articoli più economici perché più eco-sostenibili. Gli stessi produttori studieranno contenitori meno invasivi e sistemi di raccolta più efficienti per lo scopo egoistico di ridurre il Cac, ma a favore di un minore immesso in discarica.”